Compagni di classe 20 anni dopo

Avete presente quella telefonata che arriva almeno una volta nella vita in cui a presentarsi è un vecchio compagno di scuola che ti propone una cena con tutti gli amici delle elementari, liceo o scuole medie? Ecco, di solito quel compagno sono io.

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della serie ho sempre amato scrivere – piccola me – Pic By Filippo A. – il maestro

E’ che io avverto il richiamo della reunion, ho il desiderio e la voglia di scoprire la magia del tempo che passa, che talvolta ci trasforma, ma che non muta gli sguardi e i sorrisi. E poi l’amicizia di quegli anni di corse nei cortili e di turbamenti da primi amori, è vissuta con un’intensità rara che si ritrova subito, dopo pochi minuti di chiacchiere col tuo vecchio compagno di banco.

Quest’anno, un po’ per festeggiare i nostri quarant’anni, ma soprattutto per poterci rivedere e chiacchierare degli ultimi venti, ho organizzato un incontro con i miei carissimi compagni di liceo: ci sono andata dopo che anche mio marito aveva visto i suoi amici dello scientifico per una ragione molto infelice, la scomparsa di uno di loro. Più volte ho pensato al motivo di quel suo triste ritrovo e a come la vita possa riservare brutte sorprese e i miei ricordi continuavano ad imbattersi in quella classe dai muri verdi e spelacchiati di un liceo in via Tabacchi a Milano, ai miei compagni di scuola e ai nostri cinque anni insieme. Non ho detto loro nulla di quello che era successo a mio marito ed al suo amico, ma devo ammettere che mi sono goduta ancor di più quell’incontro: ritrovare i nostri volti arricchiti dall’esperienza e da qualche ruga, mi ha fatto davvero emozionare.

Anche se sono una curiosa per natura, quando ho cominciato a scoprire i vissuti dei miei vecchi compagni  le mie impressioni non si sono fermate alla mera curiosità, ci si rende subito conto della profondità di un legame semplice, cristallino e gioioso: le ragazze e i ragazzi che avevo lasciato alla maturità sono diventate donne favolose e uomini in gamba con percorsi personali inattesi e sorprendenti e con lo spirito goliardico rimasto immutato.

E domani chi ti rivedo? Sono lì ad attendermi la Dani, Nicola, Olga, Valerio e quasi tutti gli altri compagni delle elementari di uno dei tanti paesi dell’hinterland meneghino, classe 1976… insomma i migliori. Siamo riusciti a tirare in mezzo anche i maestri che erano davvero fighi allora, figuriamoci ora.

Noi che eravamo considerati i freak, noi che facevamo laboratori fotografici e piantavamo le fragole nel cortile, noi che preparavamo il tè ai maestri con un fornelletto elettrico in classe durante la ricreazione e che ammiravamo il maestro Roberto mentre intagliava le sue pipe personali: una pipa grezza tra le mani, l’altra in bocca fumante. Noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere le elementari come semplice luogo sociale e di crescita senza intralcio alcuno, neanche da parte dei nostri genitori che avevano piena fiducia degli insegnanti, insomma eravamo liberi, spensierati e curiosi di scoprire come sarebbe andato il mondo.

Ed eccole lì le farfalle nello stomaco che iniziano a volare leggiadre, sono pronta ad incontrarvi amici miei e maestri cari. Sono pronta a ridere a crepapelle e a guardarvi negli occhi per perdermi nei vostri racconti.

E voi? Avete un legame positivo con quel periodo della vostra vita? Vi si riempie il cuore al pensiero di poter rivedere amici che hanno fatto parte di una fase lontana negli anni, oppure siete di quelli che storcono il naso solo all’idea di un ritrovo di classe? Fatemi sapere!

Baci

Vivi_Lou

Appesi ad un filo

<<Ci sono istanti in cui si gela il sangue e si ferma il respiro. Si ferma il tempo. Successe un giorno, quando una telefonata giunse a turbare la nostra casa. Una persona cara al mio cuore decise che la vita potesse bastare e si disperse nelle acque profonde di un lago in un buio pomeriggio d’inverno. Quando ci ripenso, immagino sempre una barca che galleggia solitaria avvolta dalla nebbia di dicembre, vuota. E d’improvviso avverto il freddo.>>

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tutte le foto immagini di questo post sono tratte da @pinterest

 

SBAM!

E’ proprio come una porta che sbatte, la morte: ti fa sobbalzare e può sbattere più e più volte, ma ti coglie sempre di sorpresa. Sobbalzi con il cuore in gola, sempre. La morte è inattesa e imprevedibile e oltretutto non siamo abituati a quell’urto così potente e assordante che spacca i sensi e anche se siamo consapevoli che è lì ad attenderci, abbiamo la capacità di non pensarci, di oscurarla e farla diventare piccola piccola.

SBAM!

In famiglia con mia madre e mia nonna non si poteva parlare di morte, la paura era tale che solo a sfiorare l’argomento sembrava che essa si potesse avvicinare, tuttora mia madre storce il naso con alcuni argomenti e li scaccia via come si fa con i mosconi che entrano in casa d’estate.

Poi ecco che ti ci scontri con la morte o la sfiori più e più e più volte nella vita e non ti appare più come quella gigantesca figura vestita di nero con il cappuccio a coprirle il viso e la falce tra le mani, sembra invece una mite vecchietta rugosa e dagli occhi saggi pronta a darti consigli, è lei che tiene il morbido bandolo della matassa della tua vita, pronta a mostrarti il filo che a lei ti lega.

Già.

Siamo tutti  appesi ad un filo.

E allora che vadano a farsi fottere le piccolezze, le meschinità, le cazzate, i tormenti: io voglio camminare su quel filo come un funambolo esperto e voglio insegnare anche ai miei figli che ad ogni passo possono godere dell’aria della vita che entra nelle loro narici, si sparge nei loro polmoni ed esplode in emozioni, così fresca e potente.

Vivere appieno con il sorriso sul volto e la fierezza nel petto sapendo che “la saggia” è dietro ad ogni angolo, e sia chiaro che il mio intento non è quello di irriderla o sbeffeggiarla, bensì quello di mostrarle che il mio filo è prezioso, raro, unico e che tra le sue mani può avvertirne l’elettrica energia.

La morte per quanto mi riguarda non è argomento tabù: io voglio poter parlare della mia dipartita con tranquillità, voglio lasciare la tessera di donazione organi a portata di mano, voglio pensare a ciò che lascio nel cuore degli altri, voglio arricchire la vita dei miei figli di ricordi importanti, voglio sfruttare ogni attimo.

Ogni minuscolo ed infinitesimo attimo.

Post dedicato ai miei angeli.

LaVivi_Lou

EVERY CHILD IS MY CHILD

<<Giamaica. Anno 2001. Con le ginocchia rannicchiate sotto al mento guardavo fuori dal finestrino dell’automobile che viaggiava veloce in mezzo alla foresta così rigogliosa, umida e profumata. Ad un tratto avevamo raggiunto uno dei tanti paesini dalle piccole case colorate, era un paese pieno di vita con le persone raccolte in piccoli gruppi intente a chiacchierare sorridenti, i bambini andavano a scuola vestiti con le loro uniformi sgargianti ed io ero ammirata da tutta quella vivacità. Un cartello stradale indicava: “Every child is a Jamaica’s child”. Alla richiesta di una spiegazione al simpatico autista, lui rispondeva dicendomi che in Giamaica tutti gli adulti sono responsabili per ogni bambino, non solo dei propri figli. Perché i bambini hanno il diritto di sentirsi protetti ovunque e non solo tra le braccia dei propri genitori.>>

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La ferita per ciò che sta accadendo in questi giorni e da svariati anni è profonda e zampilla sangue. Le immagini terribili che mostrano le atrocità che avvengono nei molti paesi in guerra, nei campi profughi, nei viaggi della speranza ad attraversare un mare nero e insidioso, senza sapere se si potrà toccare ancora terra e senza sapere se la meta di quel viaggio sia la morte o la vita, tutto ciò non solo mi turba profondamente, ma mi fa sentire incapace, inetta.

La voglia di essere responsabile per quei bambini, di poterli accudire al caldo di una coperta di poter sorridere con loro attorno ad un tavolo con una cena calda. La voglia di proteggerli come se fossero i miei figli.. quella voglia sfugge via appena mi balena nella testa, perché siamo così distanti e l’impotenza si avvinghia alle mie caviglie e mi tiene immobile e impaurita.

Sono sicura che non basterà una frase come quella che da il titolo a questo breve scritto per poter aiutare quelle anime straziate. Una frase non fa da coperta, non nutre come una minestra calda, non riscalda come un abbraccio, eppure verrà scritta da molti sulle proprie pagine social con la speranza di aver fatto qualcosa, ma con la convinzione di non aver smosso un granello.

Ogni bambino è un bambino del mondo ed ha il diritto di sentirsi protetto ovunque come tra le braccia di mamma e papà.

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Avete idee per scaldare quei piccoli cuori lontani? Cosa possiamo fare per far apparire un bagliore di vita a chi sta vivendo il baratro della morte?

Un abbraccio.

Vivi Lou

Sogno riappacificatore

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Illustrazione di Akira Kusaka su Instagram @akirakusaka

Ho fatto un sogno di quelli dal risveglio sereno.

Ho sognato di incontrare una persona che non vedo da molti anni e di ricominciare a parlare con lei. Dico ricominciare perché nella realtà il nostro è un rapporto congelato in cui sono state erette barricate, imposti divieti e soprattutto in cui è stato messo un gigantesco punto. Non crediate che ne valesse la pena di alzare muri così alti, non si trattava di un rapporto tanto profondo,  ma vi garantisco che tutti i muri al di là della loro altezza impediscono comunque lo sguardo e le energie di fluire all’infinito, leggiadre.

Nel sogno di questa notte invece vi è stato uno spiraglio di sorrisi e poi le parole ed i loro chiarimenti: abbiamo finalmente comunicato con intenti pacifici, insomma è stato un sogno chiacchierino terminato con un abbraccio.

Chiarire e comunicare sono le azioni che amo più fare in questo periodo della mia vita ed è forse per questo motivo che quel sogno è venuto a me. E sì, sono consapevole del fatto che questa visione onirica non possa cambiare la realtà delle cose (che nel caso specifico credo abbiano ragione a rimanere invariate), ma ammetto che ha cambiato qualcosa in me che ho uno spirito ancor più benevolo nei riguardi di rapporti lontani.

Niente amarezza, solo serenità.

E voi? Vi piacerebbe abbattere alcune barricate o amate erigerne? Quanto sono alti i vostri muri?

Soprattutto, i sogni fatti tra le braccia di Morfeo riescono a lasciare i loro strascichi nella vostra vita?

Vi abbraccio con affetto sognatori.

La vostra Vivi_Lou

LETTERE D’AMORE

<<Santo cielo, Milena, se Lei fosse qui, e tu, povero cervello, incapace di pensare! Per giunta sarebbe una menzogna se dicessi che sento la mancanza di Lei, è la magia più perfetta, più dolorosa, Lei è qui esattamente come me e più ancora; dove sono io è Lei, come me e più ancora. Non è uno scherzo, talvolta mi figuro che Lei, che pure è qui, senta qui la mancanza “di me” e si domandi: “Dove è mai?>> Franz Kafka – Lettere a Milena

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tutte le immagini @pinterest

Il giorno di San Valentino è passato. Cuori a profusione, cioccolatini con messaggini carini e mazzi di fiori sono passati dalle mani degli innamorati e tutto si è concentrato in dodici ore concludendosi con una cenetta romantica a lume di candela e con le luci soffuse di un ristorantino con il menù dedicato.

Ben vengano le giornate “intitolate” ,ma io sono più per un pensiero amoroso inatteso in un giorno qualunque, mentre tutti sono indaffarati nella loro quotidiana routine coi cuori a profusione riposti sotto un tappeto, e proprio in quel casuale giorno si riceve una piccola e semplice sorpresa inaspettata.  La giornata diventa luminosa.

E per me non c’è nulla che superi una lettera d’amore. Oohh …  quanto m’incanto per poche parole scelte, pensate e dedicate.

Amo le lettere tutte, ma ancor più amo quelle d’amore. Ammetto di conservare tutte quelle che ho ricevuto in una scatola di latta azzurra, una scatola che racchiude un tesoro preziosissimo visto il contenuto di quegli scritti  che raccontano del sentimento più aulico che ci possa essere.

La prima risale alle scuole medie, una lettera semplice e dolce come l’età di chi la scrisse che ebbe l’idea di impregnarla del suo profumo talcato, anche ora aprendo la busta se ne percepisce il sentore lontano di Iris. L’ultima me l’ha fatta trovare mio marito sotto il cuscino nel giorno del mio quarantesimo compleanno ed è una lettera meravigliosa e profonda, come il suo animo.

Poi ci sono le lettere degli amori adolescenziali e quelle di una lunga storia importante.. e sono tutte lì, pigiate l’una all’altra, a scambiarsi parole belle e frasi ricche di limpida gioia.love-letters-2

Che poi le lettere d’amore non sono solo per fidanzati, questo è ovvio. Tempo fa, per il compleanno di una mia cara zia le donai una lettera: quattro fogli colmi di tutte le cose che ritenevo troppo importanti da dirle a voce, solo la scrittura e l’attesa per trovare la parola giusta  avrebbero reso il messaggio così nitido, così chiaro e allo stesso tempo così intenso.

Anche a Daniela, la mia amica d’infanzia, ho da poco scritto una lettera perché solo attraverso quello scritto sono riuscita a fermare le emozioni tutte, per donarle poi con semplicità.

Le lettere d’amore hanno il potere di far emergere ciò che durante le giornate diamo per scontato, fanno riaffiorare le emozioni più travolgenti che scatenano in chi le scrive e nel lettore uno sfarfallio  gioioso ed orgasmico dallo stomaco alla testa ed è per questo che continuerò a scriverle e spero di poterne ricevere altre.love-letters-6

E voi? Sono per voi le lettere d’amore il dono più speciale? Le scrivete?

Dai, sù! Ricominciamo a scrivere lettere d’amore, riempiamo le caselle arrugginite delle poste, torniamo a vivere saltellando gioiosamente sui sentimenti.

Questo è il mio augurio per tutti voi.

La Vivi Lou

SOCIAL DETOX

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Immagine da Instagram @rosermatas

 

Ebbene sì, due lunghi mesi di assenza. Due mesi per finire un anno ed iniziarne uno nuovo.

Due mesi fatti di ore, giorni e settimane che sono riuscita a vivere con grande intensità abbandonando il mio cellulare ed utilizzandolo solo quasi nella versione telefono. Niente smartphone di fianco al comodino da guardare al risveglio con gli occhi ancora mezzi chiusi, niente cellulare nelle vicinanze della tavola all’ora dei pasti oppure tra le mani mentre attendo i miei bimbi all’uscita di scuola.

No.

Niente di tutto ciò.

La mia è stata una rehab, un rieducazione ai social, una disintossicazione elettronica: non c’entra nessuna plin plin e la depurazione è avvenuta dapprima nella testa per poi diffondersi all’umore che ne ha giovato ai massimi termini. Anche le persone che mi vivono accanto hanno potuto sentire ed accorgersi della mia totale presenza privata da tastiere o touchscreen.

Ora, non che io fossi un caso disperato, ma mi rendevo conto che la vita digitale sottraeva troppo alla mia vita reale.. e non mi andava più bene.

E’ stata una serie di eventi concatenanti a distaccarmi dal mondo digitale: l’inizio di dicembre è arrivato con un pugno in faccia a guardare il cielo con le lacrime agli occhi per cercare un nuovo angelo volato via da questo mondo, poi vi è stato il periodo delle feste in cui mi sono raggomitolata tra gli abbracci e le risa dei miei cuccioli, in cui mi sono persa negli sguardi e le infinite parole con il mio grande amore e mi sono riunita con la mia bella famiglia, infine è arrivato veloce gennaio colmo di aspettative stroncate però in un batter d’ali da una influenza fetente.

Ma eccomi qui, si riparte da febbraio. Si ricomincia a dialogare con voi, così cari, per condividere la mia passione per la vita, le piccole cose ed il pilates.

Ecco le mie regole di SOCIAL DETOX per un sano equilibrio ed un buon rapporto coi mezzi digitali, ma soprattutto un buon rapporto con il mondo che ci circonda:

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Immagine da Instagram @rosermatas
  • no social in presenza dei figli – ci si gode racconti, giochi e momenti speciali.
  • no social in presenza degli amici – ci si guarda negli occhi e ci si perde in chiacchiere.
  • collegarsi ai social solo due volte durante l’intera giornata, evitando di dare ascolto ai cinguettii di WhatsApp oppure ai dlin di Messanger e a tutti gli altri suoni provenienti dalle varie notifiche.
  • dimenticarsi appositamente il cellulare a casa di tanto in tanto per avere la bella e rara occasione di apprezzare anche piccoli particolari di una semplice camminata, di un cielo plumbeo, di una strada colma di gracchianti luci al neon o del mare infinito, ok Instagram avrà una foto di una spiaggia in meno … embhè?!

E voi? Che rapporto avete con i social? Siete i primi a commentare sulle varie chat di WhatsApp della scuola dei vostri figli o quelle dei colleghi di lavoro? Agguantate subito il cellulare appena il campanellino di una notifica arriva alle vostre orecchie? Fatemi sapere

LaVivi Lou

Mammitudine

Repubblica Domenicana del Congo

con gli occhi di Luna

Ciao mi chiamo Luna ed ho 19 mesi.dscf0355

La mia mamma ed  il mio papà sono degli umanitari, non so ancora bene cosa significhi ma sembra che lavorino in dei continenti come l’Africa dove ci sono diversi problemi che rendono la vita delle persone difficili. Sono nata a Cannes il 19 marzo 2015 e i miei genitori mi dicono che sono stata concepita in Iraq nel giugno 2014, il giorno dell’occupazione della città di Mosul dagli Estremisti Islamici e data di inizio ufficiale della guerra! La mia mamma e papà erano in missione nei villaggi del Kurdistan Iracheno per accogliere e parlare con le 500.000 persone che erano scappate il giorno prima da Mosul e che cercavano aiuto e assistenza. E in una di queste notti che sono nata come una stellina nel ventre della mia mamma.

Per i primi cinque mesi di gravidanza siamo stati in Iraq. Il giorno della prima ecografia, al momento dell’ascolto del mio cuoricino, la mamma e papà sono dovuti scappare dall’ambulatorio perché c’è stato un attacco terroristico. Quindi non abbiamo potuto fare la festa.

Sono nata a Cannes dove vive la mamma del mio papà e dopo qualche settimana, con i miei genitori siamo andati a vivere in montagna dove abbiamo una grande tenda mongola. C’era la neve e decine di montoni che pascolavano dappertutto e che mi annusavano mentre io dormivo.

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la mamma al lavoro

Qualche mese dopo, a giugno, siamo partiti con il nostro nuovo camioncino per fare il giro della Francia e arrivare fino in Italia per conoscere la mia grande famiglia materna: infatti il mio papà è francese e la mamma è italiana. Abbiamo trascorso in camper circa 3 mesi e quando avevo 6 mesi siamo partiti per la Repubblica Democratica del Congo, nella città di Kinshasa dove la mia mamma e  mio papà lavorano.

Kinshasa é una grande città di 18 milioni di abitanti e la RDC é grande come 2/3 dell’Europa. Abbiamo una casetta in un piccolo quartiere e una vicina di casa che si chiama Leyla, che in arabo vuol dire Notte, e che ha soltanto un mese più di me.

Ho una meravigliosa baby sitter che si prende cura di me e che anche se la mamma mi prepara la pasta mi fa mangiare tutti i giorni la manioca! La manioca é buonissima !

Vado a scuola da quando ho 10 mesi. La mia è una scuola privata congolese e siamo soltanto 3 bambini di nazionalità europea. Mi sono già trovata un fidanzato che si chiama «felicità» e che é come un cioccolatino.

La RDC è meravigliosa, c’è sempre il sole, andiamo in piscina tutto l’anno e condividiamo i giochi tra tutti i bambini. Il fine settimana organizziamo spesso delle feste con gli altri colleghi di mamma e papà e io gioco con gli altri bambini che parlano tutti delle lingue differenti, ma alla fine riusciamo sempre a capirci. Devo dire che già a casa non é semplice visto che la mamma mi parla in italiano e papà in francese. Io non parlo ancora perché sto riflettendo con quale lingua cominciare!

A casa abbiamo un piccolo giardino, con le piante di ananas, i fiori tropicali e il basilico che la mamma ha piantato. Abbiamo anche delle palme. Ci sono tanti geki di tutti i colori e degli insetti strani con i quali mi diverto a giocare correndogli dietro!

Adoro i guardiani della casa che mi portano a spasso nel quartiere. Nel quartiere gioco con il sarto, con la signora che vende le verdure e quella che mi regala sempre il pane.

Tutti sono tanto gentili e sorridenti con me.

Non ho il passeggino ma la mamma e papà e anche la baby sitter mi portano sulla schiena.

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la mamma aiuta i bebè

Insomma mi diverto tanto e c’è sempre il sole. A parte le zanzare, questo posto è meraviglioso !

Ciao a tutti dalla RDC

Luna

Vivi Pilates

Con il Pilates ci si può davvero divertire e tornare bambini che che fanno capriole, ma è importante essere costanti per favorire l’elasticità e soprattutto per attivare al meglio il centro (l’insieme dei muscoli addominali che, insieme ad una respirazione profonda, ci permettono di eseguire gli esercizi di Pilates).

Questo esercizio favorisce l’allungamento della colonna e l’allungamento della parte posteriore delle gambe ma è anche prova di equilibrio e di controllo.

MINI SEQUENZA

  • collo rilassato
  • spalle lontane dalle orecchie
  • trovate una posizione di equilibri favorendo l’allungamento del dorso, del collo e della testa
  • sguardo fiero in avanti
  • inspirate per prepararvi al movimento ed espirando distendete una gamba
  • alternate e poi insieme
  • OPEN LEG ROCK assumete la forma a C della schiena ed inspirando lasciatevi rotolare sul mat (vertebra dopo vertebra toccate il mat con la schiena)
  • espirando profondamente attivate il centro e tornate nella posizione iniziale
  • le braccia devono rimanere diritte per tutta la durata dell’esercizio

A presto con altre mini sequenze!

LaVivi_Lou

L’Albero Delle Ricette

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<<La luce era dorata, accentuata dal colore dei campi secchi dell’estate divenuti d’un giallo dorato. Il caldo era di quelli avvolgenti ma rassicuranti e nelle ore centrali della giornata le case venivano chiuse completamente: la gente si rintanava nei propri bozzoli ombrosi, ma freschi. Mia nonna ci impediva di uscire in quelle ore raccontandoci leggende paurose sulla mamma del sole che proprio a cavallo del mezzogiorno si faceva così potente da bruciare le teste. Il profumo nell’aria era sempre delizioso e selvatico: tra i campi si avvertiva l’odore della macchia mediterranea mentre tra le mura domestiche, fin dalle primissime ore del mattino, era un tripudio di aromi provenienti dalla cucina. Mia nonna si svegliava prestissimo per preparare la crusca da dare alle galline, poi  si rinfrescava e quando usciva dalla toletta si stava ancora legando i lunghissimi capelli in treccia per farne poi una crocchia sulla nuca. Infine si recava in cucina dove poteva preparare il primo caffè, ad ogni passo la sua lunga gonna ondeggiava dai fianchi alle caviglie come in un’antica danza e quel delicato fruscio mi teneva compagnia negli ultimi momenti sonnacchiosi sotto le lenzuola.

La cucina di mia nonna era davvero modesta ma lei aveva la capacità di preparare piatti eccellenti e saporiti, una volta ogni dieci giorni  poi accendeva anche forno il a legna, quando le veniva consegnato il lievito madre che passava di famiglia in famiglia, solo allora poteva sfornare pagnotte croccanti di pane (su cifraxiu e su coccoi) per poi passare ai dolci come i savoiardi ed infine la pizza per la cena insieme al pane farcito con i pomodori (su pani cun tamatiga) o con le olive (su pani cun oria);  per Pasqua realizzava addirittura del pane che aveva la forma di una pastorella che teneva un uovo tra le braccia (sa pippìa cun s’ou) questo pane era bellissimo da vedere e lo si donava ai vicini.. che magici ricordi d’infanzia.20161127_142911

Soave il viso di mia nonna. Quando lo accarezzavo, e lei amava i gesti affettuosi e  le carezze, la sua pelle mi sembrava liscia e delicata come la carta per gli origami. Una donna di una dolcezza ed una mitezza rara, ma anche aspra e selvatica proprio come la sua terra. La Sardegna.>>

Quando mia nonna morì, trovammo il suo quaderno delle ricette con la sua grafia così semplice ed accurata. Mi venne quindi in mente di chiedere a tutte le donne della mia famiglia di poter condividere con me alcuni dei loro segreti in cucina, il risultato fu un quaderno pieno di ricette di famiglia arricchito da quelle più preziose della mia cara nonna. Un modo per poter tramandare e condividere al tempo stesso. Ho chiamato questo piccolo quadernetto “l’Albero delle Ricette” per ricreare l’idea dell’Albero Genealogico e l’importanza che per me ha la famiglia.

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In questo Albero c’è la mia mamma con i suoi dolci sorrisi e la sua forza e la sua delicatezza; vi sono le mie zie, tutte care, delle quali sono profondamente innamorata; ci sono le donne che hanno saputo integrarsi con la loro bontà nella nostra grande famiglia ed infine c’è il mio adorato sottobosco fatto di amicizie care e sincere e forti e durature. Ma più che mai c’è tutto lo spirito di mia nonna Barbara che ha saputo fare di un piccolo seme, l’albero più bello e fiorente che c’è.

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Questo vuole essere un piccolo suggerimento per un regalo di Natale. Spesso in questo periodo siamo alla ricerca di doni speciali per i nostri cari e cosa vi è di più speciale che lo spirito di condivisione e pagine cariche d’Amore per la propria famiglia?

E voi? Avete mai trovato un oggetto di un vostro antenato? Lo custodite con gelosia o siete riusciti a condividerlo in qualche modo?

Il quaderno di mia nonna è ancora lì nella sua modesta e magica cucina, nella casa più speciale che c’è, in un angolo di Sardegna.

La Vivi_Lou

Quanti desideri? 101!

E’ davvero possibile far avverare i propri desideri? A voi è mai capitato?20160622_111127

Una mattina di dicembre dello scorso anno mi trovavo a casa a compiere i mestieri mattutini di riordino, la radio musicava in sottofondo a mi faceva compagnia:  lo speaker stava intervistando Igor Sibaldi, un filologo che parlava di desideri, di come poter avverare i propri desideri e, non so se sia stato il mio animo romantico o la mia mente poco razionale, ma fui davvero colpita, tanto da prendere nota delle regole espresse dall’intervistato: LE REGOLE PER FAR AVVERARE I NOSTRI DESIDERI.

Per tre mesi abbondanti, tre mesi di grandissima e sorprendente introspezione, ho messo in pratica una routine dei desideri che, giorno dopo giorno, mi ha fatto percorrere strade nuove; questo esercizio ha messo in luce le mie personali priorità e mi ha permesso di lavorarci con più vigore. Se a leggerlo può sembrare incredibile ed aleatorio, posso invece garantire che sia stato per me un percorso di una concretezza sconcertante: mi sono ritrovata a lavorare per obiettivi che avevo lasciato in disparte e che invece erano ancora importanti.

Come già accennavo in questo mio post, quando esprimiamo un desiderio siamo pronti al fatto che questo non si avveri, siamo consapevoli che non ci pioverà  nulla dal cielo con una polverina scintillante e la fata madrina a cantare bidibibodibibù! Già, non si può cambiare il fato ma possiamo fare del nostro meglio per poter mutare il nostro cammino in una piacevole  evoluzione di crescita.

La vera domanda è: quale cammino? L’esercizio dei 101 desideri vi potrà aiutare a ritrovare la vostra strada, ne sono sicura.

101 desideri di Igor Sibaldi – Che poi perché proprio 101? Perché il 100 rappresenta un numero grande e completo, ma quell’1 è simbolo del divenire, dell’apertura verso altri possibili percorsi.

Innanzitutto ci si deve procurare due quaderni, uno di brutta ed uno di bella: su quello di brutta bisogna compilare una lista di 150 desideri.. e lo so che sono tantissimi, potreste metterci mesi e dopo i primi venti vi sembrerà di non avere altre risorse, però con un’attenta riflessione  gli ulteriori 130 desideri compariranno pian piano sul vostro quadernino. Terminato questo primo step, sarà necessario selezionare 101 desideri da trascrivere sul quaderno di bella, in modo da poterli rileggere tutti i giorni impiegando pochissimi minuti della vostra giornata: la polvere scintillante sarà libera di cadere su di voi ;-). Man mano che i desideri si realizzano, e vi assicuro che questo accade, si depennano e si sostituiscono con un desiderio nuovo.

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il mio quaderno dei desideri

Di seguito trovate le 10 regole da seguire per poter scrivere correttamente i vostri desideri:

  • I desideri devono iniziare con Io Voglio…”: in questo modo risultano meno effimeri, si tratta di una vostra volontà e di una vostra responsabilità.
  • Bisogna evitare il NON perché attira ciò che NON vogliamo: si tratta dei nostri desideri, che siano positivi perdindirindina! Il cervello non registra la negazione quindi “non voglio questo lavoro” diventerebbe “voglio questo lavoro”. Capite bene che non è costruttivo al fine di realizzare i nostri sogni. Quindi, mi raccomando NESSUNA negazione.
  • Ogni desiderio deve contenere al massimo 14 parole: in pratica la durata di un respiro. Per 14 parole si intende “io voglio+12”, siate chiari, compatti e senza fronzoli. (per me la regola più difficile da seguire. Io: miss fronzolina!)
  • Evitare desideri la cui realizzazione non sia verificabile: vi farebbero perdere la fiducia in questa tecnica e comunque sono discutibili. Un esempio? “Io voglio diventare molto buono” non va bene perché non è chiaro: cosa significa quel <molto> e cosa si intende per <buono>? E’ necessario essere specifici e chiari. Non si può neanche dire “io voglio essere più ricco” perché anche 1 euro in più rende monetariamente più ricchi! Essere precisi e chiari.
  • Non chiedere soldi: siate diretti e chiedete espressamente ciò che comprereste con quella somma di denaro: i soldi sono solo un mezzo.
  • Non chiedere amore o relazioni con persone specifiche: preferibile chiedere relazioni amorose felici senza però fare nomi, non possiamo permetterci di decidere per gli altri.
  • Non chiedere per gli altri: non prendetevi questa responsabilità, non si può mai davvero sapere come le altre persone vogliano gestire la propria vita.
  • Non paragonarsi ad altri: la strada è la nostra, concentriamoci su di essa e non su quelle altrui. Questo ci permette di avere una visione migliore della nostra persona: se guardiamo gli altri non ci concentriamo su di noi,
  • Non esprimere desideri in serie: io voglio una casa a Londra, io voglio una casa a Berlino, io voglio una casa a Buenos Aires. Non va bene. Ogni desiderio deve essere nuovo.
  • Non usare diminutivi: hai visto mai che la “barchetta” sia effettivamente una barchetta giocattolo sulla spiaggia?!

Aggiungerei di evitare desideri nocivi per le altre persone, la nostra coscienza ne nuocerebbe.

Una volta terminata la stesura dei vostri desideri sul quaderno di bella, ricordate di rileggerli ogni giorno con cura ed attenzione, in questo modo potrete rivivere nella vostra intimità ciò che avete provato scrivendoli, o il brivido che vi darebbero se si realizzassero.

La bellezza di questa tecnica, come spiega Sibaldi, è che dopo i primi 50 desideri si comincia a scavare nel proprio profondo, ci si conosce e si comprende la nostra vera essenza quindi, abbiate il coraggio di aprire la vostra mente, provate a non limitarvi, osate ed azzardate, pensate fuori dal vostro solito schema e sperimentate nuove opzioni per la vostra vita.

Visto che l’anno nuovo si sta avvicinando a gran velocità questo potrà essere un buon metodo per i vostri buoni propositi e, secondo me, rimarrete stupiti di come la vostra vita si arricchirà di linfa vitale nuova e di come i cassetti dei desideri impolverati si svuoteranno. I desideri vi mostreranno nuovamente una parte di voi quasi dimenticata.

Auguri!img_20161113_180530